007, manager, cardinali: ecco i veri “costruttori” a caccia di voti per tenere su Conte

Nel momento del bisogno, travolto da una crisi di governo che rischia di costringerlo a consegnare in anticipo le chiave di Palazzo Chigi, l’Avvocato fa appello al suo Popolo per trovare una soluzione capace di disinnescare l’emergenza e scacciare via lo spettro di Matteo Renzi.



Un Popolo composto da vecchie volpi della politica, servizi, ecclesiastici, manager. Tutti al servizio di Giuseppe Conte che, in vista del doppio passaggio alla Camera e al Senato per la richiesta di fiducia, ha intensificato la caccia ai “responsabili”, i “costruttori”, stampelle alle quali appoggiare un esecutivo che rischia pericolosamente il tracollo. Con un’improvvisa pioggia di telefonate fatte dal fedelissimo Rocco Casalino e da diversi esponenti della Chiesa, per convincere questo o quel politico a dire “sì”, nel più forzato dei matrimoni.

In attesa che il pallottoliere torni a sorridergli, Conte ha incassato il potente endorsement di Mario Monti, che intervistato dal Corriere della Sera ha prima suggerito di abbandonare le piccole imprese a loro stesse, abbandonando lo strumento dei ristori, e poi manifestato tutta la propria solidarietà al premier. Con alleati così, perché preoccuparsi? In attesa del verdetto dei numeri, il presidente del Consiglio continua a studiare il discorso con il quale presentarsi di fronte ai colleghi onorevoli. Non è da escludere, come anticipato da La Stampa, che possa porre le basi anche per un suo futuro progetto politico personale. Della serie: “Votatemi oggi, che domani avrete un partito nel quale confluire qualora doveste rimanere pericolosamente a piedi”.

Sempre secondo La Stampa, a muoversi per Conte, scorrendo freneticamente la rubrica alla ricerca di parlamentari da ghermire, è intanto soprattutto il “partito romano”, quell’intreccio di aziende partecipate, esponenti della Chiesa, servizi, Confindustria, sindacati e manager che il premier ha saputo sapientemente ingraziarsi durante il suo mandato. Con mosse come la nomina di Gennaro Vecchione alla guida del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, per esempio. E raccogliendo preziosi consensi nel mondo delle partecipate: tra le file dei contiani sono finiti, tra i tanti, l’ad di Poste Matteo Del Fante, il presidente Enel Michele Crisostomo, il presidente di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo. Così come è dalla parte di Conte il nuovo capo dell’Anticorruzione Giuseppe Busia.

Poi c’è il Segretario di Stato del Vaticano Pietro Parolin, conosciuto da Conte ai tempi del collegio universitario di Villa Nazareth. L’onnipotente Domenico Arcuri, al quale il governo continua ad affidare incarichi su incarichi nonostante una lista di fallimenti alle spalle sempre più lunga. E, tra i sindacalisti, Maurizio Landini, con il quale nei mesi si sono moltiplicati i segnali di intesa. Tanti personaggi al servizio di un unico autore, l’Avvocato del Popolo. In campo per evitare che il governo giallorosso, meravigliosamente schiavo dei diktat dell’Unione Europea, non tracolli proprio sul più bello, con le briciole del Recovery Fund da appuntarsi al petto come medaglia.


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