Commercianti: le prossime vittime annunciate del Coronavirus

Aggiornato il: mar 31

E’ urgente rivedere immediatamente le misure a supporto del commercio a causa della chiusura forzata in conseguenza del Covid-19.


Comprensibile anche se non esaustivo, che in una prima fase ci si sia focalizzati all’emergenza, sulla cassa integrazione e su un contributo dei 600 euro, quest’ultimo, una sorta di obolo che è da ritenersi totalmente inutile nei confronti di una categoria che de facto rappresenta la spina dorsale dell’economia Italiana, trattata nel contesto, in misura inferiore ad un richiedente asilo politico.


Ci vuole ora più audacia, diversamente finito di contare i decessi per Covid-19 inizieremo a contare i decessi delle imprese commerciali.


Focalizzando l’attenzione su commercianti di abbigliamento ed altri settori e tutti coloro che per vendere la merce debbono fare ad inizio stagione dei lauti investimenti, lo scenario per i prossimi mesi, potrebbe rilevarsi catastrofico se non vi saranno manovre a supporto del comparto.


Ad inizio stagione, gli investimenti per approvvigionamento merci vanno da un minimo di 10 mila euro ad importi che superano di gran lunga anche i 100 mila euro se parliamo del settore del lusso.


Gli importi di cui sopra non vengono mai saldati in contanti ma attraverso ricevute bancarie ed a volte anche con assegni (post-datati). Posto che gli assegni post datati non sono in conformità con le leggi vigenti, evitiamo di fare polemiche in questo contesto su quello che è lecito o non lecito fare. In guerra bisogna essere pragmatici se non vogliano aumentare il numero delle vittime.


Le dilazioni di pagamento, ninfa vitale per il commercio, sono agevolazioni che vengono concesse su base di merito di fiducia tra produttori e commercianti in tutti i settori merceologici.


Cosa accadrebbe quindi in una sempre più consistente ipotesi che il commerciante non possa onorare i suoi debiti.


Nel migliore degli scenari possibili, potrebbe accadere che si interrompe il rapporto fiduciario tra produttore e dettagliante ergo, il commerciante dovrà per necessità di cose, finita l’emergenza, rivolgersi ad altri produttori.

Nella peggiore delle ipotesi, il commerciante riceverà intimazione di pagamento da parte degli uffici legali dei produttori per le ricevute bancarie non onorate e successivamente, decreti ingiuntivi e pignoramenti. Ancor peggio, potrebbe vedere gli assegni protestati.


In buona sostanza, sia pignoramenti che protesti sarebbero la morte commerciale per l’esercente, con conseguente chiusura dell’esercizio e licenziamento dei dipendenti.

E’ importante quindi, prevedere subito, l’attuazione di manovre correttive a tutela dei commercianti al fine di tutelare la categoria e non creare ulteriori danni ad un comparto che già soffriva prima di questi tragici eventi. Per il comparto sarebbe la fine.


Una soluzione potrebbe essere un fondo di garanzia di facile e veloce accesso, sulla falsa riga della legge 108/96 “legge anti-usura” finanziato dallo stato che garantisca le banche anticipatarie al 100%. Un fondo che non entri troppo nel merito sociologico e comportamentale dell’esercente ma si limiti ad anticipare le somme con fidejussione dello Stato.


Non è possibile gravare sulle Banche che in questo contesto si stanno già esponendo tantissimo.


Le Banche non riuscirebbero anche volendo senza una legge a supporto. Le normative di accesso al credito non prevedono aiuti straordinari senza una legge a supporto.


Con il supporto di un fondo di garanzia si potrebbe.


Articolo di: Antonello Scarlatella

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