I ristori del governo sono una presa in giro. Se n’è accorto persino il Fatto Quotidiano

I ristori del governo Conte, sbandierati come soluzione definitiva a ogni problema economico nel quale le famiglie italiane sono nel frattempo precipitate, si sono rivelati una presa in giro, niente di più.


Lo abbiamo scritto e ribadito più volte, basandoci su semplici conti. Se n’è accorto, udite udite, anche Il Fatto Quotidiano, che dopo mesi di silenzio ha finalmente puntato il dito contro quegli aiuti palesemente insufficienti a fronte della portata dell’emergenza: “Quasi 2,5 miliardi contro una perdita di fatturato da 38 miliardi solo nel 2020, il 6,5% dei ricavi persi”.

A svegliare, si spera definitivamente, il Fatto Quotidiano sono state le cifre diffuse dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe), che nelle scorse ore ha chiesto al ministero per lo Sviluppo certezze e un piano programmato che permetta ai ristoratori, fermi ormai da quasi un anno, di tornare a lavorare. Un settore che vive di forti agitazioni, sfociate nella protesta “Io Apro” del 15 gennaio, con imprenditori che da Nord a Sud hanno scelto di tenere aperti i propri locali in barba alle restrizioni del governo.

Secondo la Fipe, le misure di contenimento del Covid-19 volute dal governo hanno provocato, nel corso del 2020, “un calo senza precedenti nel fatturato del settore, con variazioni negative che hanno toccato il picco del -64,2% nel secondo semestre e oltre il 50% nel quarto. Ci sono aree del Paese, in particolare alcuni grandi centri urbani vocati al turismo internazionale, dove la perdita di fatturato ha raggiunto anche l’80%”. I dati parlano di 160 giorni di chiusura formale accumulati da bar e ristoranti dall’inizio del lockdown. Altre attività, come catering, sale da gioco e discoteche, sono ormai chiuse da un anno. “È evidente come realtà di piccole dimensioni non siano più in grado di sopravvivere” è la drammatica analisi dell’associazione.

La Fipe ha avanzato la richiesta di un contributo a fondo perduto visto che, purtroppo, il peggio non è ancora alle spalle. Un aiuto destinato a chiunque “abbia registrato una perdita del giro d’affari per il 2020 di almeno il 20%, a prescindere dai limiti di fatturato”. E che si rivelerebbe decisamente più efficace dei “ristori”, fin qui talmente insufficienti da risultare irritanti agli occhi di chi è ormai da mesi in attesa di risposte concrete. Pensate, se n’è accorto ormai persino il Fatto Quotidiano.

16 visualizzazioni0 commenti