Il dossier che incastra la Cina: lavorava a un vaccino prima che esplodesse la pandemia

La Cina aveva iniziato a lavorare a una cura contro il Covid-19 quando l’epidemia non era ancora esplosa.


Nascondendo, dunque, al resto del mondo informazioni preziose, che avrebbero consentito a tutti i Paesi di affrontare in maniera migliore l’emergenza, salvando milioni di vite. Un’accusa pesante, quella che emerge dal rapporto divulgato dall’amministrazione americana attraverso le parole del segretario di Stato Mike Pompeo. Un attacco diretto al governo di Pechino, accusato senza troppi giri di parole di aver mentito. A tutti.



Quello che emerge dalla ricostruzione americana, è che a inchiodare il Dragone sono le date. Il 31 dicembre 2019 la Cina aveva infatti denunciato all’Oms “un’epidemia di una nuova forma di polmonite virale”. L’11 marzo 2020 sarebbe stata ufficialmente proclamata la pandemia, con i dati che nel frattempo erano precipitati (già quasi 120 mila casi). Nel frattempo, però, il 28 gennaio di quello stesso anno il colosso farmaceutico cinese Sinovac aveva avviato le ricerche per produrre il CoronaVac, vaccino oggi presentato come arma finale per sconfiggere definitivamente il virus.

Insomma, mentre il mondo precipitava in un incubo e i politici iniziavano ad adottare le prime misure restrittive per evitare il diffondersi del contagio, la Cina era già al lavoro su un vaccino. A conferma di questa tesi, La Verità ha riportato in queste ore una pubblicazione della testata americana Biotech secondo la quale “Sinovac Biotech Ltd ha iniziato lo sviluppo di un vaccino contro il Covid-19 il 28 gennaio 2020”. Secondo il sito indiano Healtworld, le ricerche della casa farmaceutica su una cura avrebbero avuto inizio “il 28 gennaio in Brasile”. Il governo cinese, insomma, era a conoscenza della pericolosità del virus molto prima che il resto del mondo iniziasse a capirne la natura. Ma avrebbe nascosto tutto, in maniera volontaria.


Un dossier che non risparmia nemmeno l’Oms, accusata di eccessiva vicinanza alla Cina. Il direttore Ghebreyesus era volato a Pechino proprio nei giorni in cui iniziavano le ricerche sul vaccino, elogiando pubblicamente il Dragone “per la trasparenza”. Parole che meno di un anno dopo sarebbero suonate estremamente beffarde, e soltanto con un ritardo estremo, di mesi, l’Organizzazione mondiale per la sanità avrebbe inviato una delegazione a Wuhan per fare chiarezza sull’accaduto. Decisamente fuori tempo massimo.

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