Il governo ne pensa un’altra: la tassa sui cellulari. Non gli è bastata la rivolta per le merendine


Prima la tassa sulle merendine. Che dopo gli sbeffeggi è stata accantonata. Ora se ne inventano un’altra, la tassa sui cellulari. Una tassa che frutterebbe 250 milioni di euro annui. Un bel gruzzolo sulle spalle degli italiani. Nelle bozze della manovra infatti c’è l’idea di far entrare la tassa sulle sim.

Come riporta ilSole24Ore, l’esecutivo giallorosso sta studiando un intervento fiscale proprio sulle schede che inseriamo nei nostri cellulari. Si tratta di una tassa di 13 euro su tutte quelle schede che riguardano la clientela business (sempre più in crescita in Italia). Un aggravio che andrebbe a colpire soprattutto i professionisti, ma anche i piccoli imprenditori e gli esercenti che usano spesso il telefono per lavoro.

Si ipotizza che l’introduzione della nuova tassa potrebbe essere accompagnata dall’abolizione dell’imposta di concessione sugli abbonamenti.

Tassa sui cellulari, Salvini: «Stanno litigando su tutto»

Le entrate vengono stimate in 250 milioni di euro all’anno. Se si fa un rapido calcolo, nei prossimi tre anni le entrate a bilancio del nuovo balzello ammonteranno a ben 750 milioni di euro. L’idea, targata Pd, crea i mal di pancia dei 5 Stelle sarebbe targata Pd. «L’ipotesi di tassare le sim ricaricabili – dice il viceministro all’Economia, Laura Castelli – ci preoccupa molto. Anche le proposte alternative di tassare ulteriormente la clientela business, da più parti sollevate, trovano la nostra ferma contrarietà». Immediata la reazione di Matteo Salvini. «Stanno litigando su tutto a Roma», ha detto il leader della Lega. «Ci hanno detto che facevano il governo per non aumentare le tasse. Oggi, leggendo i giornali, il Sole24ore, scopriamo che è spuntata l’ipotesi di una tassa sui telefonini e un aumento dell’Imu…».


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