L’Italia nell’UE ha fallito: le parole di Germania e Austria lo dimostrano

Le parole di Merkel e Kurz dimostrano che la strategia sul Recovery Fund di Conte e Gualtieri in occasione del Consiglio UE, per ora, ha fallito.



Di fatto, l’Italia non ha ottenuto nulla dall’attesissimo Consiglio europeo di giovedì.

Sì, si è concordato sullo strumento del Recovery Fund, come richiesto da Conte, ma l’unico aspetto chiaro è che questo sarà correlato al bilancio europeo UE venturo per i prossimi sette anni.

Infatti, come chiarito da Angela Merkel, «tutti d’accordo sullo strumento, il disaccordo è su come finanziarlo », un aspetto non di poco conto. Senza un accordo sulla metodologia di finanziamento del fondo non vi è, al momento, alcuna possibilità che questo possa essere messo in campo molto presto. Il nodo da sciogliere è uno: concedere finanziamenti a fondo perduto oppure procedere con la cessione di prestiti, che per loro natura devono essere ripagati, e con gli interessi. Quanto intercorre tra queste due possibilità - sulle quali nasce tutto il disaccordo tra gli Stati membri - fa tutta la differenza del mondo.

L’Italia ha così fallito (per ora): l’obiettivo era far sentire la sua voce, pretendere aiuti immediati e un accordo serio e concreto del Recovery Fund, mentre quello che ha ottenuto è l’ennesimo rinvio. Il Consiglio ha infatti passato la patata bollente alla Commissione UE affinché presenti una strategia da applicare sul Recovery Fund entro il 6 maggio.

L’ottimismo di Conte e Gualtieri non tiene conto della discordia sul Recovery Fund

Dal vertice è arrivato il sì al MES per chi ne farà richiesta, per un valore complessivo di 240 miliardi di euro, sì anche al SURE per 100 miliardi ai prestiti che la BEI garantirà per le imprese per un valore di 200 miliardi di euro, il tutto a partire dal 1° giugno. Ricordiamo che le risorse disposte sono da considerarsi complessive e da distribuire per tutti gli Stati membri.


Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualteri sono corsi a plaudere quanto ottenuto dal Consiglio europeo di giovedì 23 aprile mancando di sottolineare che l’Europa è ben lontana da concendere dei finanziamenti a fondo perduto e dal dare l’ok ad una mutualizzazione del debito tramite eurobond o similia.

Il Consiglio Europeo riconosce che il #RecoveryFund è “necessario e urgente” e deve avere risorse significative. Un successo per l’Italia e i paesi che hanno spinto per questa soluzione

twitta Gualtieri, correttamente fiero che il Recovery Fund sia stato ritenuto dall’Europa «necessario e urgente», ma non facendo alcun riferimento alla discordia nata sul suo possibile finanziamento.

Sulla stessa scia si aggiunge Conte, che parla di «grandi progressi, impensabili fino a poche settimane fa»:


Il muro di Austria e Germania: no agli eurobond

A calmare i festeggiamenti sono le parole della cancelliera tedesca Angela Merkel, che in sede di conferenza stampa a margine del vertice specifica che non vi è alcun accordo su come dovrebbe «essere finanziato il Recovery fund», nello specifico non vi è alcuna intesa se procedere con dei sussidi a fondo perduto - contributi che quindi non dovrebbero essere ripagati dallo Stato che ne beneficia, possibilità fortemente sostenuta dal francese Emmanuel Macron nelle sue dichiarazioni di ieri sera - oppure con prestiti.


A sostenere la tesi tedesca arriva l’Austria con il suo cancelliere Sebastian Kurz, che ha dichiarato su Twitter:

L’Austria è inoltre pronta a mostrare solidarietà per supportare la ripresa delle nostre economie. Dovremmo farlo attraverso dei prestiti. Una mutualizzazione del debito o gli eurobond non sono accettabili. Continueremo a coordinare la nostra posizione con Paesi affini.

Anch’egli, in sede di conferenza stampa a conclusione del Consiglio, ha spiegato che la Commissione UE lavorerà «nelle prossime settimane i dettagli del fondo per la ricostruzione sulla base di un’analisi delle esigenze dei singoli Stati membri», ma ha poi aggiunto:

Deve essere chiaro che i fondi per la ricostruzione dovranno essere successivamente rimborsati dai paesi destinatari e che l’Austria non si assumerà i debiti degli altri Stati membri dell’UE.
424 visualizzazioni3 commenti