“TUTTI DENTRO”

Ovvero, l’Italia che gode della chiusura delle attività e che vorrebbe imprenditori e gente del fare, possibilmente in galera.

E se in estate, colui che avrebbero rinchiuso volentieri era Flavio Briatore, ora nel mirino dei soliti perbenisti, ci sono finiti Stefania Nobile e Davide Lacerenza!

Ricordate il film del 1984 di Alberto Sordi?


Il titolo della pellicola era appunto “Tutti dentro” e narrava anzitempo, le vicende di un irreprensibile magistrato, che in nome di una presunta quanto più comune morale, con discutibili astuzie e furberie - non sempre in linea con i principi di giustizia - imprigionava illustri personaggi politici, giornalisti ed imprenditori di successo, per poi finire lui stesso, travolto dalla scure delle inchieste di cui era stato artefice.


Vi domandate quale sia l’attinenza, tra questo film e la vicenda che riguarda la chiusura del Resort sul Lago di Garda - impropriamente ribattezzato l’Hotel del Cenone di Capodanno?


Ebbene, la relazione c’è, semplicemente per ricordare che negli ultimi quarant’anni, in questa piccola Italia o meglio, in quel che resta di un Paese che un tempo fu una grande Nazione, nulla è migliorato, semmai, tutto è peggiorato.


In primis, sono peggiorati gli italiani, non tutti ovviamente ma una gran parte di essi, forse la maggior parte. Non solo quelli che in genere fanno parte della schiera degli invidiosi e dei frustrati, sempre pronti a vomitare veleno ma a questi, si aggiungono quelli che potremmo definire “desiderosi di farsi truffare”.


Una predisposizione quest’ultima, consolidata in larghe fasce della popolazione che inconsapevole, si adegua ad una falsa moralità, quella che il mainstream ci inculca ormai da troppo tempo, stabilendo ciò che è giusto rispetto a ciò che è sbagliato.


A far da cornice a questo bel quadretto, c’è poi un sistema che in modo ormai palese, adotta due pesi e due misure e per il quale l’articolo 640 del codice penale, vale solo per alcuni ma non per tutti. Infatti, non trova applicazione nei confronti del Governo anzi, diciamo le cose stanno, se a “TRUFFARE” è proprio chi lo rappresenta, se lo fa in nome della tutela della salute pubblica, in tal caso, va bene così!


Ma c’è una salute più grande che stiamo man mano perdendo ed è subordinata alla salute fisica ed è la libertà. Non c’è salute più grande della libertà! Si può perdere la salute per la libertà ma non si può perdere la libertà per la salute.


Dunque, lo scalpore alimentato da chi dall’alto della sua presunta moralità, attacca un momento di spensieratezza, come quello vissuto durante il pranzo di fine anno da Stefania Nobile e Davide Lacerenza - dagli stessi documentato via Social senza false ipocrisie e senza dunque nasconderlo - ed il risalto mediatico riservato a questa vicenda, con il preciso intento di mettere alla gogna quei personaggi pubblici che non si piegano al cosiddetto “politically correct” altro non è, che un espediente - ben riuscito - per deviare l’attenzione pubblica dal tema che più di ogni altro dovrebbe destare la preoccupazione di tutti e che per l’appunto, si chiama libertà.


In nome della salute, ormai da quasi un anno, si sono vietate le libertà individuali fondamentali, imprigionando di fatto, milioni di persone a star chiuse nelle proprie case.


Si è inseguito con gli elicotteri chi correva in spiaggia, si vietava fino a pochi mesi fa, di andare in bici, di fare una passeggiata all’aria aperta senza un “valido motivo”, di andare nei musei, nei teatri e nei cinema, di andare in palestra, di andare al ristorante...di fatto, si è messo in ginocchio un’intera parte produttiva del Paese, alla quale s’impedisce di fare impresa e come se non bastasse, la si punisce e penalizza nel momento in cui tenta di far sopravvivere la propria attività.


Si stigmatizzano e si etichettano come “cafoni” coloro i quali, ed è questo l’esempio di Stefania Nobile e Davide Lacerenza, con le proprie attività, con il loro lavoro ma soprattutto con la determinazione che generalmente caratterizza ogni bravo imprenditore spinto dalla volontà di realizzarsi, contribuiscono in maniera attiva, non solo al loro meritato benessere ma più in generale a dar fiato all’economia del Paese, tanto più in un momento di crisi.


Ma sostenere questa tesi, ovviamente, non conviene anzi, la regola, sempre valida in questo caso, è evitare di lodare questi “conti e contesse” come qualcuno in modo sprezzante li definisce e semmai, citarli come cattivi esempi da non seguire ed emulare.


Del resto, diciamolo chiaramente, è più facile mettere in croce questi personaggi e bollare - continuamente e nell’accezione negativa il sostantivo “lusso” - riferendolo a tutte quelle imprese ed attività che nel lusso vi operano, finanche a farle chiudere, piuttosto che lavorare per riaprirle e farle ripartire.

Siamo nel Paese che anziché tutelare la parte sana dell’economia, sostenerla ed incentivarla, preferisce farsi letteralmente truffare con l’illusione di ricevere un bonus per l’acquisto di un monopattino elettrico o peggio ancora, di vincere alla lotteria degli scontrini...sì questo è, e questi sono gli italiani che con il loro atteggiamento bigotto, contribuiscono ad ostacolare le ambizioni altrui per nascondere le proprie incapacità. Esattamente come chi ci governa.


Si chiudono le attività, e mentre ci si ostina in una ridicola caccia alle streghe, ci si gira dall’altra parte e si fa finta di non accorgersi che gli assembramenti, quelli veri, non sono nel Resort sul Lago di Garda bensì, nelle metropolitane, sugli autobus, negli aerei e perfino nelle stesse aule chiuse del Parlamento e del Senato.


L’economia va a picco ma si esulta se un Hotel viene chiuso, se i suoi clienti vengono mandati via, se le sue prenotazioni vengono cancellate e tutto questo, perché fra i suoi 126 ospiti ve ne erano due in particolare: Stefania Nobile e Davide Lacerenza!

Se l’Italia non vuole il benessere, è perfetta così


Così, già alcuni anni fa, scrisse Flavio Briatore nel suo libro (SULLA RICCHEZZA).


Articolo a cura di

Dario Antonio


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